CHIESA DI SAN MAURIZIO

di Trabattoni Matteo e Farina Mattia

La chiesa di San Maurizio, demolita nel 1800, viene edificata nel XI secolo nella parte orientale di Monza; Monsignor Frisi, canonico del XVIII secolo e autore delle “Memorie storiche di Monza e sua Corte”, la descrive come “
picciola”  (FRISI 1794, “Memorie storiche di Monza e sua corte”, III, p. 245) alludendo alla riduzione avvenuta l’undici Ottobre 1471. Il 5 Luglio del 1533 fu fondato in S. Maurizio un consorzio, indicato come scuola dei Disciplini fondata da San Bernardino, confraternita dei Disciplini del Gonfalone, oppure come confraternita di San Bernardino. La chiesa in quegli anni era abbandonata e quasi “da nessun posseduta” (FRISI 1794, “Memorie storiche di Monza e sua corte”, p. 248). A questa scuola potevano iscriversi uomini e donne, senza limiti di età, a patto che dessero garanzia di saldi principi morali. Erano presenti norme precise che regolavano il pagamento della tassa annuale di iscrizione, l’acquisto delle divise, l'organizzazione interna, le riunioni dei giorni festivi, la pratica del “batimentum” (antica pratica di penitenza consistente nel cantare inni a Dio e, radunandosi in chiesa, implorare la divina misericordia), la partecipazione ai riti del giovedì santo e la facoltà di elemosinare. Dopo l’aggregazione all’arciconfraternita romana del Gonfalone nel 1582, i disciplini si dedicarono all’assistenza ai condannati a morte che venivano poi sepolti nella chiesa. Il 3 Maggio 1786 questa congregazione fu sciolta per i decreti giuseppini che prevedevano la soppressione di tutte le confraternite.

Il Campini, canonico del XVIII secolo e autore delle “Notizie delle chiese di Monza e sua campagna”, descrive la semplice planimetria dell’edificio, i dipinti, le sculture in essa conservati e la loro collocazione. La chiesa aveva un’unica navata con due cappelle che si aprivano prima del presbiterio; l’abside e il deposito, piccolo ambiente di età settecentesca, avevano forma poligonale. La facciata a capanna presentava alla sommità tre croci; al di sotto, in una nicchia, era collocata una statua in marmo della Vergine; al centro si apriva un grande oculo affiancato da due finestre, sulla lunetta del portale era dipinta l’immagine equestre di San Maurizio realizzata da Bernardino Luini. Il rivestimento realizzato in marmo a bande bicrome bianco-nere seguiva la tradizione locale lombarda, infatti era molto simile a quello del Duomo e alla facciata di Santa Maria in Brera di Giovanni di Balduccio, a cui entrambe le chiese si ispirano. L’antico campanile, chiuso da una cuspide piramidale, venne prima abbassato, perchè era a rischio di crollo, e poi rialzato nel Luglio del 1770. In questi anni ha inizio una campagna decorativa della facciata e dell’interno della chiesa.

Nel 1846 hanno inizio i lavori per l’apertura della nuova via che doveva condurre all’Arengario dal ponte dei Leoni. Nel 1880 il Comune di Monza acquistò la chiesa di San Maurizio; nello stesso anno, in occasione di una visita archeologica, si rinvenne il cadavere di una donna lì giustiziata che portava ancora sotto il mento il frammento del capestro. Nell’Ottobre 1884, “per far posto all’attuale elegante caseggiato” (LUCCHINI, RIVA 1897, “Guida di Monza e del circondario”, p. 131) e per effettuare l’allargamento della via Vittorio Emanuele, la chiesa fu demolita. Il titolo e la maggior parte degli arredi furono acquistati dalla chiesa di Santa Margherita, riconsacrata tre anni prima.

Questa chiesa, posta sul piazzale della Signora, si trova a pochi passi da via Carlo Porta. Fu fondata nel XIII secolo dall’ordine degli Umiliati, che aveva ampia diffusione in tutta la Lombardia. Nasce come un monastero comune a uomini e donne. Fino alla metà del XIV secolo la “domus” rimase mista. Il 4 Marzo 1469 il padre generale dell’ordine, Fra Jacopo da Landriano, accordò il permesso di costruire una chiesa pubblica dedicata a S. Margherita e a S. Caterina. Da questo momento, poiché una parte dell’edificio era destinata ai fedeli, assunse lo schema di un corpo unico con una separazione tra il coro riservato alle monache e l’aula aperta ai fedeli. Questa divisione fu ottenuta mediante l’innalzamento di una parete intermedia. Un comunichino e la ruota, visibile ancora oggi, mettevano in comunicazione i due ambienti per il passaggio dell’eucaristia e delle suppellettili liturgiche.

In questo monastero abitava “una monaca, ma non è una monaca come le altre”, non era “la badessa, né la priora; [...] e i suoi del tempo antico erano gente grande, venuta di Spagna, dove son quelli che comandano; e per questo la chiamano la Signora” (MANZONI, Mondadori 1985, “I Promessi Sposi”, p.155). Questa è la descrizione che dà il Manzoni della monaca di Monza, personaggio de “I Promessi Sposi”, realmente esistita con il nome di Marianna De Leyva. Nel XVI secolo era usanza che le figlie dei nobili venissero indirizzate alle carriera religiosa e dunque Marianna si unì all’ordine prendendo il nome di suor Virginia. Data l’assenza di una vera vocazione, non ebbe problemi a infrangere le regole del monastero e ad avere una relazione con Giovanni Paolo Osio, che abitava lì vicino. Per coprire la tresca, la coppia commise diversi omicidi che portarono Osio alla condanna a morte e la monaca alla carcerazione. Trascorse 21 anni chiusa in una piccola stanza quasi completamente priva di comunicazione con l’esterno, prima di essere perdonata dal cardinal Borromeo.

Nel XVII secolo, data l’attenzione rivolta soprattutto al monastero, la chiesa andò deteriorandosi; infatti nel 1703 crollò improvvisamente un portico adiacente al campanile. Così nel 1736 iniziò una ristrutturazione che finì per essere un rifacimento totale dell’edificio. La planimetria tuttavia non subì importanti cambiamenti: l’interno, a navata unica, senza cappelle né altari laterali conservava la divisione in due aule. Tra il 1764 e il 1787 venne aggiunto nella facciata un finestrone centrale in asse col portale. La facciata è in cotto a vista, a due ordini sovrapposti, divisa da una cornice. L’impianto architettonico si presenta in forme rigide e classiciste ancorate alla tradizione locale. Infatti l’uso del cotto senza rivestimento di intonaco è ritrovabile in altri edifici monzesi della prima metà del Settecento. Uno scultore chiamato qualche anno più tardi concluse il rinnovamento della chiesa con l’esecuzione del portale. Il medaglione centrale, arricchito da conchiglia con elementi vegetali e riccioli, raffigura la Vergine, affiancata da due figure allegoriche: le Fede, alla sua destra, e la Speranza, alla sua sinistra. Alla sommità del timpano si trova la statua di Santa Margherita d'Antiochia. Secondo la tradizione, la Santa, venerata all’origine con il nome di Marina, e inspiegabilmente trasformata in Margherita nella traduzione latina, venne insidiata dal prefetto romano Olibrio e offerta in pasto ad un drago dalle cui fauci si salvò mostrandogli la croce. Per la miracolosa liberazione viene comunemente invocata durante il travaglio e le è attribuito il patronato delle partorienti. Nel 1785 il monastero fu soppresso e la chiesa sconsacrata. Nel 1881 fu riconvertita in chiesa.

Oggi la Chiesa di S. Margherita e S. Maurizio è gestita dal Duomo di Monza che la tiene chiusa. Un condominio occupa la parte dove un tempo si trovava il chiostro del monastero. La facciata visibile oggi è la stessa del XVIII secolo. Entrando si può vedere un putto con il sorriso sfregiato a causa dell’umidità, che ha rovinato anche i numerosi affreschi. Tra il 1740 e il 1742, Carlo Innocenzo Carloni, pittore che ha realizzato anche gli affreschi delle navate laterali del Duomo di Monza, dipinge un’Assunta in un medaglione della volta a vela. Realizza anche le allegorie della Purezza, della Speranza, della Carità e della Fede che si trovano nelle nicchie delle volte a botte. Sulle pareti della navata si trovano alcune pale dell’antica chiesa di San Maurizio: il Martirio di S. Maurizio e le Anime del Purgatorio, di Antonio Maria Ruggeri; la Flagellazione e l’Incoronazione di spine realizzate da Giovanni Battista Gariboldi. Per salvaguardare le opere della chiesa, nel 2004 l’associazione Mnemosyne ha creato un comitato e raccolto 20 mila euro. Tuttavia un serio intervento avrebbe richiesto una somma di gran lunga maggiore. La Fondazione Gaiani progetta di creare un nuovo impianto illuminotecnico per valorizzare gli affreschi. Sulla parete della controfacciata è presente un organo settecentesco a mantice, il più antico della città.

Un palazzo occupa invece lo spazio nel quale era originariamente situata la chiesa di S. Maurizio.

ENGLISH VERSION

The church of St. Maurice, which was demolished in the 19th century, was built during the 11th century in the eastern part of Monza; Monsignor Frisi, author of the “Memorie storiche di Monza e sua Corte,” describes it as a small church. On the 5th of July 1533, a religious order was created. This order was open both to men and women, of any age, as long as they had strong moral values. There were strict rules about the annual registration tax, the uniform, the internal organization, the meetings, the batimentum (Ancient atonement practice), Maundy Thursday rites and begging. After the aggregation with the roman Archconfraternity of the Gonfalone in 1582, the members of the confraternity began to assist those sentenced to death, who were then buried inside the church. On the 3rd of May 1786, the order was suppressed.

Campini, author of the “Notizie delle chiese di Monza e sua campagna,” gives a description of the simple plan of the church, the paintings and the sculptures. The church had one nave with two chapels flanking the presbytery; the apse and a depository, a small room of the 18th century, had a polygonal shape. Bernardino Luini painted the image of St. Maurice on the lunette of the portal of the gabled façade. In the centre of the façade, there was an oculus and two windows on its sides; above the oculus, in a recess, a marble statue of Mary was located. On the top, the church had three crosses. The façade was made of black and white marble; it was similar to the Gothic one of the Duomo. Both these churches took inspiration from the façade of Saint Mary in Brera of Giovanni di Balduccio. The bell tower was lowered, due to static concerns, and then raised again in 1770. During these years, the facade and the interior of the church underwent a restoration.

In 1846 the construction of a new road from the Arengario to the Lion’s bridge began. In 1880 St. Maurice was bought by the city of Monza. In October 1884, the church was demolished in order to enlarge Vittorio Emanuele. All the ornaments were transferred in the church of St. Margaret.

This church, located in Piazza della Signoria, was founded in the 13th century. Originally it was a monastery for men and women. On the 4th March 1469, Fra Jacopo da Landriano, who had also founded a religious order, decided to build the church of St. Margaret and St. Catherine. From that moment the church was divided into two parts by a screen: one section was dedicated to the church goers and the other dedicated to nuns.

At this time, a famous nun lived there. She came from an important Spanish family and for this reason she was called “La Signora.” She is the famous Marianna De Leyva, important character described by Alessandro Manzoni in “The Betrothed”.

She was forced by her family to become a nun and she was named nun Virginia. The lack of devotion led her to have an affair with Giovanni Paolo Osio and, to cover up their relationship, they committed murders. Osio was sentenced to death and Marianna was locked in a tiny room for 21 years. Then she was forgiven by cardinal Borromeo.

In 1736, because of the collapse of a colonnade, the church underwent restoration. The planimetry did not change much: it still had one nave divided in two parts by a screen. At the end of the 18th century, a window was added to the façade, which has a masonry wall divided in two parts by a cornice and decorated with two architectural orders.

A sculptor some years later finished the restoration by sculpting the portal. Other churches in Monza have similar facades. The medallion in the centre represents Mary with two allegorical figures: Faith, to her right, and Hope, to her left. Above the tympanum there is a statue of St. Margaret. According to tradition she was given as food to a dragon, but she saved herself by showing him a cross. She is the patron saint of women in labour. In 1785, the monastery was suppressed and the church deconsecrated. It was consecrated again in 1881.

Today the church of St. Margaret is owned by the diocese of Milan. It is kept closed and a block of flats occupies the area where once there was the cloister. The façade still retains its eighteenth-century features. Entering the church, the fresco of a putto can be seen. It is ruined because of the humidity, which also damaged the frescoes. Between 1740 to 1742, Carlo Innocenzo Carloni, who also worked at the Duomo, painted the Assumption of Mary on the groin vault. He painted the allegorical figures of Purity, Hope, Charity and Faith on the barrel vaults. In the central nave, there are some altarpieces brought here from the church of St. Maurice: the Martyrdom of St. Maurice and the Souls of Purgatory, made by Antonio Maria Ruggeri; the Flagellation and the Coronation with the Crown of Thorns, painted by Giovanni Battista Gariboldi. In 2004, the Mnemosyne association created a committee to restore the church; 20 thousand euros were collected, however a serious work would have needed more money. The Gaiani foundation plans to improve the lighting of the church. In this church, there is even a pipe organ from the 18th century. A building occupies the area where there was once the church of St. Maurice.



BIBLIOGRAFIA